È solo un puntino, un'imperfezione sulla superficie irregolare di una piastrella.
Non è una stranezza, non è bella, non è brutta, è solo una piastrella da pochi soldi messa lì, insieme alle sorelle per dare una parvenza di civiltà agli spogliatoi di una palestra essenziale.
Ma il puntino mi cattura, non riesco a staccare lo sguardo.
Mi avvolge come una macchia scura che mi sovrasta, e mi accorgo che la mia mente si dissocia velocemente dal mio corpo e inizia affannosamente a correre, come impazzita.
Le chiavi dell'armadietto, ansima, dove sono. Le mani continuano a fare quello che facevano, con gesti lenti, che perdono però di precisione.
Le chiavi, le chiavi, le chiavi...
Sono nella borsa, ma dove... Con gli occhi della mente non le visualizzo, non le controllo, non le sento. E l'ansia sale, il respiro si fa breve, mentre a forza mi costringo a non mollare tutto per correre alla borsa, appoggiata mezzo metro più in là e mettermi convulsamente a frugare.
Le chiavi sono lì, mentre l'ansia costruisce castelli di vento nella mia testa.
Non voglio piegarmi al vento.
Non voglio che prenda il controllo su di me.
Respiro, ancora.
Volgo lo sguardo, le chiavi sono lì davanti a me, sulla borsa.
È solo un attimo, ma con una vita dentro.
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