venerdì 31 ottobre 2014

31 ottobre - Disappunto

Il disappunto sale lentamente, inizia come un piccolo fastidio periferico, del tutto trascurabile, un frammento di sassolino in una scarpa. Lentamente, molto lentamente, aumenta di volume e di intensità, fino ad amplificarsi in tutta la sua forza.
 
E si trasforma in un malumore denso, che non riesce a fissarsi su altro che non su se stesso.
Un malumore plumbeo, per quanto non tempestoso, insieme di irritazione, insoddisfazione e disdetta.
 
Ripetersi che, ragionevolmente, può succedere che qualcosa non vada per il verso giusto non serve.
 
Convinti dalle esigenze dei tempi moderni di dover forsennatamente incastrare mille impegni e che uno debba succedere a breve distanza un altro, fino a farci perdere coscienza di quello che stiamo vivendo, un semplice posticipo, una "buca" è vissuta come un affronto.
 
Vanno messe in campo notevoli capacità logistiche per cercare di "stivare" l'impegno saltato tra i mille non voluti, senza perderne nessuno.
 
Così, con questa mestizia infastidita, riconosco il tipico umore da disastri, infastidito e bisognoso di rivalsa. Montagne di scarpe tutte simili e chili di dolci al cioccolato sono tutti figli di un umore del genere.
 
Per una volta lo riconosco, e lo isolo.
 
Come accade spesso, ci si trova a un bivio. Cosa scegliere? Frenesia da compensazione che porta altra frustrazione?
 
Lo sento chiaramente mentre sto seduta sulla metro. Sono nervosa, l'istinto mi porterebbe a girare con una cane affamato per tutti i negozi.
 
E, invece, mi rifugio tra i quadri.
Spero che la bellezza mi porti calma, mi difenda dal solito copione, mi protegga dalla banalità del consumo che tutto toglie.
 
E così è, in parte.
Sia ringraziata l'arte che guarisce.
 
 

giovedì 30 ottobre 2014

30 ottobre - Bellezza

La seduzione della bellezza mi avvince. Ne sono assolutamente consapevole mentre contemplo la curva della tua bocca imperfetta, ma affascinante, che parla tranquilla.

Mi lascio cullare dalla tua voce piana, dal giusto tono, che procede inarrestabile. Intorno silenzio, un lungo tempo sospeso tra il passato e il futuro.
Adesso sei qui seduto davanti a me, da quanto tempo non ti vedevo...
Ti osservo con stupore, quale sorpresa! Mentre fuori qualcuno passa e getta lo sguardo curioso al di là del vetro, è come se ti riconoscessi per la seconda volta.

Imperfetta, certo, ma la tua bellezza più che armonia è carattere.
E mi sembra di essere stata lontana secoli interi, mentre tu vivevi.
Eppure eri proprio vicino a me.

Ritorno così dall'altrove in cui mi sono rifugiata, per parlarti lieve e dolce. Finita la frenesia, riportata al buon senso, mi muovo tra impalpabili sensazioni, ammaliata dal potere immaginifico della Bellezza.

mercoledì 29 ottobre 2014

29 ottobre - Vecchi

Eppure ci sono: tra la folla metropolitana scomposta che si fronteggia ogni giorno è difficile notarli. Senza osservare bene intorno a sè non ci si fa attenzione.

Ci si accorge di loro solo quando si avvicinano troppo, e così, inevitabilmente, si prende coscienza della loro esistenza.

Sembrano sempre ingombrare, nella folla che si muove con un'isteria disciplinata. Lenti, a volte goffi,  a volte persi, ma spesso aggressivi nella loro lentezza.
Se non intralciano, si muovono come schiacciasassi, tentando di esorcizzare la vecchiaia, e quel sentirsi fuori posto, con un ritorno primordiale all'aggressività del più forte, travolgendo tutto e tutti.

Quando si diventa, irrimediabilmente, vecchi?
Questo mi chiedo, vecchi, senza dubbio alcuno, per tutti?

Ognuno di noi è già vecchio, qualunque sia la sua età, in rapporto a chi è nato dopo.
Ma è una questione anagrafica pura.
Penso forse all'essere vecchio come sinonimo di superato.

L'età non è un assoluto discriminante: penso a mio nonno, alla sua viva curiosità e a un innato senso dell'umorismo, sottile ma sempre presente.

Non riesco a pensare a lui come a un vecchio, forse perché incerto e tremante non è mai stato, grazie a un'intensa attività fisica e a una dieta povera.

Io vorrei riuscire a non invecchiare mai, intendete, come quelli che sopravvivono con malanimo al mondo che avanza, alle stagioni che scorrono, come fossero nemici.

Quello che vorrei è forse avere fiducia nell'avvenire, sia esso un giorno, un mese, un anno, un decennio, e non smettere mai, mai, di disegnare sogni di carta con i miei racconti.

martedì 28 ottobre 2014

28 ottobre - Freddo

E' un'illusione di sole quella che mi accoglie stamattima, all'uscita da casa.
Un'ombra di luce senza calore, destinata ad allietare poche delle mie prossime mattine.
 
Tra pochissimi giorni ritornerà il buio, e scivoleremo inarrestabilmente verso la notte invernale.
 
Ma oggi c'è la luce ad accogliermi mentre varco in solitudine la soglia di casa.
 
Non importa quanto sia pallida, non importa quanto sia sfocata, non importa quanto non riesca a scaldare la mia pelle.
Questi pochi giorni vanno celebrati, prima della lunga notte invernale.
 
Ma la luce non basta, mentre, quasi sorpresa, mi muovo in un giorno che arriva troppo presto, dopo una notte scomoda e agitata.
 
Mi sorprende il freddo che mi accoglie fuori casa. Non importa con quale pesante giubbotto mi sia vestita, neppure la sua spessa imbottitura riesce a difendermi da questo senso di gelo, che mi accompagna fedele per tutta la strada.
 
Cammino e cammino, nell'aria tersa, nella città deserta, in un momento che non è pace, non è stasi e neppure solitudine, è solo attesa.
 
Attesa della nuova giornata, timore delle nuove fatiche.
 
Vengo da un letto troppo piccolo e, al contempo, troppo grande, a seconda dell'insonnia e a seconda del sonno. Scivolo via verso il mio quotidiano destino, senza pena, senza ansia, ma continuando a sentire freddo.
 
Un pensiero mi riempie, come un'ala di uccello che si spiega, come un'onda che sale piano piano fino a occupare ogni singola particella del mio corpo: non la luce, non una brezza mite può scacciare questo freddo.
 
Un lieve abbraccio gentile, pieno di umana passione e compassione, questo può senza dubbio tenere lontano molte notti e numerosi inverni.
 
 
 

lunedì 27 ottobre 2014

27 ottobre - Black out

È solo un puntino, un'imperfezione sulla superficie irregolare di una piastrella.
Non è una stranezza, non è bella, non è brutta, è solo una piastrella da pochi soldi messa lì, insieme alle sorelle per dare una parvenza di civiltà agli spogliatoi di una palestra essenziale.

Ma il puntino mi cattura, non riesco a staccare lo sguardo.

Mi avvolge come una macchia scura che mi sovrasta, e mi accorgo che la mia mente si dissocia velocemente dal mio corpo e inizia affannosamente a correre, come impazzita.

Le chiavi dell'armadietto, ansima, dove sono. Le mani continuano a fare quello che facevano, con gesti lenti, che perdono però di precisione.

Le chiavi, le chiavi, le chiavi...

Sono nella borsa, ma dove... Con gli occhi della mente non le visualizzo, non le controllo, non le sento. E l'ansia sale, il respiro si fa breve, mentre a forza mi costringo a non mollare tutto per correre alla borsa, appoggiata mezzo metro più in là e mettermi convulsamente a frugare.

Le chiavi sono lì, mentre l'ansia costruisce castelli di vento nella mia testa.
Non voglio piegarmi al vento.
Non voglio che prenda il controllo su di me.

Respiro, ancora.

Volgo lo sguardo, le chiavi sono lì davanti a me, sulla borsa.

È solo un attimo, ma con una vita dentro.

domenica 26 ottobre 2014

26 ottobre - Profumo di giovinezza

Giovinezza equivale a entusiasmo.
A questa conclusione sono arrivata nel momento in cui mi sono trovata ad osservare con caldo affetto da "sorella maggiore" un bello sguardo limpido e vivace da "fratello minore".
 
Un sguardo che, non ho potuto fare a meno di confrontare con il mio, decisamente più opaco, che porta i segni di uno stillicidio di esperienze poco piacevoli, che, tutte insieme, si chiamano vita.
 
La nostra epoca garantisce anche a gente di mezza età abbastanza fortunata la possibilità di dimostrare un'età che non ha più, almeno esteriormente. Ma nulla può fare per restituirci quella brillantezza che è in parte fiducia, in parte ottimismo, in  parte incoscienza propria della giovinezza.
 
Non c'è intervento estetico che tenga: la giovinezza è perduta.
 
Mentre osservo incantata la luce che proviene da quello sguardo dolce, mi sorprendo nostalgica, non solo del passato, ma anche, quanto di più strano, di questo presente che scivola via senza costrutto. Eppure mi ritempro con quell'energia quieta e capisco molte cose che, fino a pochi mesi fa, proprio non ero in grado di afferrare.

sabato 25 ottobre 2014

25 ottobre - Mille bolle blu

Neppure con la fervida fantasia di una bambina avrei potuto immaginare, tanti anni fa, che, in una tersa mattina di fine ottobre sarei stata sepolta da una cascata di bolle multicolori.
 
Le bolle vorticavano sospese nell'aria frizzante, aggraziate come libellule. Una meraviglia infinita mi ha costretto a fermarmi in mezzo alla strada per osservarle bene.
 
Venivano da un distributore di bolle - una macchina moderna creata proprio per attrarre i bambini - installato per promuovere un negozio di giocattoli di nuova apertura. Bolle a non finire, come mai ne ho viste tutte insieme.
 
Bolle enormi e bollicine piccole, che, sputate senza sosta, piovevano leggiadre sulle teste degli adulti, incantati, e dei bambini, a dire il vero molto meno interessati.
 
Le ho osservate librarsi in alto, e poi adagiarsi docilmente per farsi trasportare dal vento. Un caleidoscopio di colori mi ha avvolta, mentre le bolle si libravano su, sempre più su.
 
Leggerissime, impalpabili, quasi inconsistenti, scivolavano via, sempre più in alto, sempre più lontane. La maggior parte, spinta dal vento, scendeva su noi spettatori, ma qualcuna, temeraria, riusciva a volare oltre i balconi, oltre i tetti, e a raggiungere le nuvole.
 
Se tanta fragilità riesce nell'impresa di involarsi verso l'infinito, non dovremmo noi, di ben altra tempra dotati, riuscire a mettere un freno alle cose del mondo e staccarci dal peso di una realtà mortificante?
 
Lasciamoci dunque tutto il peso del presente alle spalle, alziamo lo sguardo, per godere di tutto ciò che, nascosto ai nostri occhi ora ciechi, ci aspetta per istruirci, confortarci e, alla fine, salvarci.