Neppure con la fervida fantasia di una bambina avrei potuto immaginare, tanti anni fa, che, in una tersa mattina di fine ottobre sarei stata sepolta da una cascata di bolle multicolori.
Le bolle vorticavano sospese nell'aria frizzante, aggraziate come libellule. Una meraviglia infinita mi ha costretto a fermarmi in mezzo alla strada per osservarle bene.
Venivano da un distributore di bolle - una macchina moderna creata proprio per attrarre i bambini - installato per promuovere un negozio di giocattoli di nuova apertura. Bolle a non finire, come mai ne ho viste tutte insieme.
Bolle enormi e bollicine piccole, che, sputate senza sosta, piovevano leggiadre sulle teste degli adulti, incantati, e dei bambini, a dire il vero molto meno interessati.
Le ho osservate librarsi in alto, e poi adagiarsi docilmente per farsi trasportare dal vento. Un caleidoscopio di colori mi ha avvolta, mentre le bolle si libravano su, sempre più su.
Leggerissime, impalpabili, quasi inconsistenti, scivolavano via, sempre più in alto, sempre più lontane. La maggior parte, spinta dal vento, scendeva su noi spettatori, ma qualcuna, temeraria, riusciva a volare oltre i balconi, oltre i tetti, e a raggiungere le nuvole.
Se tanta fragilità riesce nell'impresa di involarsi verso l'infinito, non dovremmo noi, di ben altra tempra dotati, riuscire a mettere un freno alle cose del mondo e staccarci dal peso di una realtà mortificante?
Lasciamoci dunque tutto il peso del presente alle spalle, alziamo lo sguardo, per godere di tutto ciò che, nascosto ai nostri occhi ora ciechi, ci aspetta per istruirci, confortarci e, alla fine, salvarci.
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