E' un'illusione di sole quella che mi accoglie stamattima, all'uscita da casa.
Un'ombra di luce senza calore, destinata ad allietare poche delle mie prossime mattine.
Tra pochissimi giorni ritornerà il buio, e scivoleremo inarrestabilmente verso la notte invernale.
Ma oggi c'è la luce ad accogliermi mentre varco in solitudine la soglia di casa.
Non importa quanto sia pallida, non importa quanto sia sfocata, non importa quanto non riesca a scaldare la mia pelle.
Questi pochi giorni vanno celebrati, prima della lunga notte invernale.
Ma la luce non basta, mentre, quasi sorpresa, mi muovo in un giorno che arriva troppo presto, dopo una notte scomoda e agitata.
Mi sorprende il freddo che mi accoglie fuori casa. Non importa con quale pesante giubbotto mi sia vestita, neppure la sua spessa imbottitura riesce a difendermi da questo senso di gelo, che mi accompagna fedele per tutta la strada.
Cammino e cammino, nell'aria tersa, nella città deserta, in un momento che non è pace, non è stasi e neppure solitudine, è solo attesa.
Attesa della nuova giornata, timore delle nuove fatiche.
Vengo da un letto troppo piccolo e, al contempo, troppo grande, a seconda dell'insonnia e a seconda del sonno. Scivolo via verso il mio quotidiano destino, senza pena, senza ansia, ma continuando a sentire freddo.
Un pensiero mi riempie, come un'ala di uccello che si spiega, come un'onda che sale piano piano fino a occupare ogni singola particella del mio corpo: non la luce, non una brezza mite può scacciare questo freddo.
Un lieve abbraccio gentile, pieno di umana passione e compassione, questo può senza dubbio tenere lontano molte notti e numerosi inverni.
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