mercoledì 29 ottobre 2014

29 ottobre - Vecchi

Eppure ci sono: tra la folla metropolitana scomposta che si fronteggia ogni giorno è difficile notarli. Senza osservare bene intorno a sè non ci si fa attenzione.

Ci si accorge di loro solo quando si avvicinano troppo, e così, inevitabilmente, si prende coscienza della loro esistenza.

Sembrano sempre ingombrare, nella folla che si muove con un'isteria disciplinata. Lenti, a volte goffi,  a volte persi, ma spesso aggressivi nella loro lentezza.
Se non intralciano, si muovono come schiacciasassi, tentando di esorcizzare la vecchiaia, e quel sentirsi fuori posto, con un ritorno primordiale all'aggressività del più forte, travolgendo tutto e tutti.

Quando si diventa, irrimediabilmente, vecchi?
Questo mi chiedo, vecchi, senza dubbio alcuno, per tutti?

Ognuno di noi è già vecchio, qualunque sia la sua età, in rapporto a chi è nato dopo.
Ma è una questione anagrafica pura.
Penso forse all'essere vecchio come sinonimo di superato.

L'età non è un assoluto discriminante: penso a mio nonno, alla sua viva curiosità e a un innato senso dell'umorismo, sottile ma sempre presente.

Non riesco a pensare a lui come a un vecchio, forse perché incerto e tremante non è mai stato, grazie a un'intensa attività fisica e a una dieta povera.

Io vorrei riuscire a non invecchiare mai, intendete, come quelli che sopravvivono con malanimo al mondo che avanza, alle stagioni che scorrono, come fossero nemici.

Quello che vorrei è forse avere fiducia nell'avvenire, sia esso un giorno, un mese, un anno, un decennio, e non smettere mai, mai, di disegnare sogni di carta con i miei racconti.

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