Un volto paffuto occhieggia da dietro una tende di nebbia sottile. Ha i contorni sfumati, l'incarnato di perla, che contrasta con l'azzurro pallido del cielo, nel momento appena successivo all'aurora.
La vedo così, la luna, in un primo mattino di novembre, che si staglia fuori dal finestrino del treno.
Alta, e ancora piena, nonostante sia pieno giorno ormai, si erge su di noi.
Sotto di lei, una scheggia di campagna, il prato verde e intriso di umidità, la nebbia che vela la vista della cascina bianca, in cui tutto e tutto sembrano ancora dormire.
E, appena sotto di lei, un albero ancora carico di foglie, che posso solo immaginare, data la distanza, pronte per cadere.
Un attimo di vita, che scorre via veloce sulle rotaie in un baleno, lasciando dietro di sé le case, con le loro vite dentro, e i prati, e gli alberi, e la luna, che forse, nel suo stare immobile, ha in sé ogni ragione.
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