mercoledì 5 novembre 2014

5 novembre - Superfici

La superficie liscia e fredda del vetro del tram mi restituisce l'immagine sfocata di una Milano bagnata, avvolta nel vapore sottile generato da tanta violenta pioggia.
La visuale è ridotta, una piccolissima finestra sul mondo di Corso Genova di prima mattina, nel traffico nervoso di un giorno di mal tempo e tra gli studenti rumorosi e i loro ingombranti zaini.
 
Tra le gocce fitte, nel grigio mattutino, il tram  scivola lento sulle rotaie bagnate. Sul marciapiede si affollano gli ombrelli colorati, ondeggianti sotto un vento insolitamente fastidioso.
 
In giorno come questi, mi dico, Milano somiglia un po' a Parigi, no, a Londra... No, Milano somiglia sempre e solo a se stessa, grande e piccola insieme.
 
Mi sento così, da tempo immemorabile, come sotto un vetro sottilissimo ma durissimo.
Un vetro attraverso cui vedo tutto, ma nulla mi raggiunge direttamente, protetta e incarcerata al tempo stesso da un sottile strato di piombo.
 
Tutto mi riguarda, nulla mi riguarda. Mi sento così, distante, stanca e sfiduciata.
Come se il mondo si fosse messo a girare oltre al vetro, dimenticandomi sul tram.

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